2 luglio

 

69° giorno dalla partenza su 96 previsti

 

Turpan - Srazione di Shanshan  di km. 140       (8070)

 

Decidiamo di partire, stamane, il più presto possibile, per la preoccupazione che il caldo ci distrugga. Così i primi km. li percorriamo con il buio e la luce dei fari del bus. Parte della città che lasciamo (Turpan) è però già sveglia: alcune bici, le solite donne con la scopa a pulire la strada, poche auto. Nei marciapiedi notiamo che molti abitanti stanno ancora dormendo, all'aperto, distesi per terra, davanti alla loro abitazione: il caldo, evidentemente, non é solo una nostra sensazione. Questo aumenta la nostra preoccupazione anche perché ci sono 34°C e manca un'ora al sorgere del sole.

Lentamente usciamo dalla depressione (non la nostra, ma quella di Turpan) salendo verso i monti davanti a noi, dietro ai quali scorgiamo le prime luci dell'alba. E' una specie di lotta contro il sole, che sta per nascere, mentre noi, portandoci sempre più sotto la montagna, ne ritardiamo il sorgere. Alla fine, inesorabilmente, ci raggiunge. Con lui ci raggiunge anche Eolo, che si riprende quanto regalatoci due giorni fa. Purtroppo, cioè, anche il vento ci è contrario, e nella prima ora  percorriamo 17 km. soltanto.

La nostra corsa verso la montagna si esaurisce contro le famose rocce bollenti di Turpan, dentro alle quali la strada si apre un  varco risalendo una valle 'fantastica'. Siamo talmente dentro la montagna che il sole ne è nascosto. Torniamo in ombra. L'ambiente è di una bellezza unica ed é vitale essere ancora in grado di meravigliarci di questi spettacoli della natura. Ci rendiamo conto che spesso la stanchezza, la tensione, la preoccupazione, l'abitudine stessa a vedere paesaggi incredibili possono indurci a non sorprenderci più di nulla. Siamo felici, dunque, di scoprirci 'sorpresi' e 'meravigliati'.

La valle si restringe, le rocce sono rosse e dalla montagna scendono dei 'ghiaioni' di sabbia rossa lungo i quali sarebbe fantastico scendere anche con gli sci ai piedi. Due torrenti, poco sotto di noi, provenienti da due valli confluenti, sono uno di colore rosso, come la sabbia che trasporta, l'altro di acqua cristallina. Quando si uniscono si vedono le acque rimanere per alcune decine di metri ancora distinte. Scendiamo a rinfrescarci, poi ci raggiunge il bus avvertendoci che Enzo e Giovanni faranno una breve deviazione proprio dentro a una di queste vallette per vedere le grotte di Baizeklik.

La valle che percorriamo  si apre all'improvvisoe dal deserto rosso ci ritroviamo nella "Grape Valley", la valle dell'uva. E' un'altra 'meraviglia' della natura: per chilometri pedaliamo nel verde dei vigneti e dei pioppi, con decine e decine di essiccatoi per produrre uva passa.

La temperatura si abbassa, perfino, a 29° e riflettiamo su quanto siamo in balia degli elementi naturali. Diceva Gianmaria, qualche minuto prima, che anche nelle giornate che appaiono più dure e sfavorevoli ad un certo punto compare un elemento  che ci dà una mano. Anche oggi: il vento contrario si attenua, il caldo pure, il deserto ...  dov'é?

Analogamente, quando ti senti un leone, magari perché hai il vento a favore e ti pare di volare, può succedere in qualsiasi momento, un evento, naturale o no, che ti fa sentire fragile e indifeso. Stamattina, ad esempio, da quando la situazione temperatura e vento ci è girata a favore, forse si sentiamo più forti e rilassati. Una disattenzione fa arrotare Antonio G. che cade giù nella bassa scarpata, gambe e ruote all'aria. Assolutamente illeso, ma ci ricordiamo del 25 aprile e di Alberto Fiorin: ci vuole un niente per rovinare la festa. E' un monito, una lezione che non dobbiamo mai dimenticare. Se pensiamo a quante volte questo può capitare in 12.000 km e 800 ore sulla strada ci vengono i brividi.

 La valle dell'uva sembra interminabile. A mano a mano che proseguiamo i vigneti dimuiscono e  sembrano scomparire per lasciar posto di nuovo al nulla, ma, all'orizzonte, appaiono in lontananza ancora le sagome dei pioppi, poi i vigneti, essiccatoi, l'acqua soprattutto. Insomma, la prima giornata di deserto non è di deserto.

Dopo 125 km siamo in un villaggio. Lee ci dice che é il luogo previsto per il pernottamento. E' presto e vorremmo fare ancora un po' di km., ma sembra che per altri cento non ci sia proprio nulla. Del resto in questo villaggio non c'é albergo e bisognerebbe dormire all'aperto. Chiedendo, scopriamo che a undici km., deviando su una strada secondaria, c'é un buon hotel. Così, dopo una scorpacciata d'anguria lungo un piccolo rio nei pressi del villaggio, deviamo a nord e raggiungiamo questo hotel, costruito da poco in quanto siamo in un distretto petrolifero e c'é un certo traffico di addetti ai lavori e business men. Domani rifaremo all'inverso gli stessi chilometri per riprendere la strada principale, la 312 sulla quale sono indicati i km. che ci separano da Shangai (e Pechino): 3850.

 

Il punto tecnico

 

La strada che percorriamo è a pedaggio: ultimata lo scorso anno, é scorrevole, una careggiata, due corsie. C'é il divieto per le bici, ma é l'unica che porta a Pechino.

Unico incidente: l'arrotaamento tra Antonio G. e Aldo, senza conseguenze.

Partenza: ore 5.45      Arrivo: ore 15

Tempo di corsa: 7h    Media:  20 km/h  

Km. di tappa:  140

Km. totali: 8070