1 luglio

 

68° giorno dalla partenza su 96 previsti

 

Turpan: giornata di riposo       (7930)

 

"E' la domenica il giorno del Signore, é la domenica il giorno dell'amore".

Così recita una famosa canzone dei Gufi, anni '60. Per noi questa domenica è semplicemente il giorno del riposo, vero riposo, stavolta. Più che per le fatiche dei giorni precedenti é un riposo preventivo, in attesa delle difficoltà dei prossimi sei /sette giorni.

Turfan, o Turpan (qui i cinesi e gli Uyghuri pronunciano "Tlufan") la andiamo a scoprire stamattina, Enzo, Giovanni e io, con la guida Lee. Alle sette, ed é domenica, c'é già molta gente per le strade, specialmente biciclette, motorini-risciò, camioncini e tanti tanti asinelli che tirano carretti sui quali son seduti vecchi con la tipica barbetta, bambini, pecore o capre. Tutto il traffico é diretto e controllato dai clacson che parlano un linguaggio universale, chiaro anche a noi occidentali.

Visitiamo dapprima le rovine della vecchia Turpan, il centro più antico e importante della carovaniera settentrionale, sulla via della seta. Le rovine occupano la cima piatta di una montagna-isola, circondata da un fiume-canale, e sono state recuperate e restaurate con l'intervento dell'Unesco nel 1996. Dalla sommità, ora arida e spoglia, si domina l'oasi odierna, verde per le viti e i pioppi, al di là della quale, in ogni direzione, il temuto deserto.

Scendiamo nella città nuova passando davanti alla moschea di Amin, del XVIII secolo, poi visitiamo anche il sistema di irrigazione che da più di duemila anni viene utilizzato per rifornire di acqua la città. Si tratta di una delle opere più geniali e grandiose della Cina, paragonabile alla Grande Muraglia. Per evitarne l'evaporazione rapida e intensa, con paziente opera di scavo, durata secoli, l'uomo ha incanalato sotto terra l'acqua proveniente dallo scioglimento delle nevi e ghiacciai delle propaggini orientali dello Tian Shan, distante decine di chilometri. Questi cunicoli sotto terra formano una rete di 5000 km. e sono ispezionabili tramite dei pozzi che si aprono sulla superficie (i pozzi sono più di mille). Sugli aridi rilievi che circondano Turpan (situata a 154 metri sotto il livello del mare) vediamo delle strane costruzioni con  mattoni di fango e paglia, tutte le pareti forate. Quei fori mi ricordano i prosciuttifici del Friuli, e, in realtà, una analogia c'é. Si tratta di essiccatoi di uva (qui vicino c'é la "Grape Valley") per produrre la famosissima uva passa di Turpan. E infatti l'oasi é intensamente coltivata a vigneti, da secoli, anche se la vite  é stata importata dall'Europa attraverso la fitta rete di scambi commerciali proprio lungo la via della seta.

Enzo e Giovanni sono soddisfatti del loro lavoro, così verso le 11 rientriamo in albergo, anche perché il caldo non scherza. Gli altri, intanto, sono stati impegnati a  risistemare il materiale nel furgone, a pulire le bici, ad acquistare  viveri.

 Si pranza a mezzogiorno nel ristorante di ieri sera, dove ci sono più inservienti e cameriere che bastoncini per mangiare. Le ragazze sono in costume tradizionale e son sempre lì a guardarti: ti senti osservato; non fai a tempo a bere un sorso di birra che ti riempiono il bicchiere fino al bordo, ti sistemano perfino il tovagliolo sulle gambe, arrivano a portarti perfino una forchetta!! Non sappiamo come dire che vorremmo del pane, alla fine Antonio G. esce, al bazar ne compra quattro pezzi e ritorna ponendoli sulla tavola. Ci mettiamo a mangiare pane e birrra mentre otto camerieri ci guardano. Arrivano i loro spaghetti, caldi stavolta, con un piatto di sugo di verdure e carne: questo é il nostro piatto preferito. Buoni.

Pomeriggio di riposo, poi, verso sera, ultimi preparativi per domani, aggiornamento del sito in un internet point (finalmente inseriamo le immagini degli ultimi sei giorni), diario quotidiano, discussione con Lee sul programma per i prossimi giorni, mappe alla mano. E' pur sempre lavoro, anche se meno faticoso del pedalare. Enzo esce con Giovanni  per le foto e le riprese al bazar e in centro: tornano, fra l'altro,   con degli splendidi ritratti di "santoni" locali. Poi si va tutti a cena, provando stasera un ristorante diverso. Vedremo se i camerieri aumentano o dimuiscono.

 

Abbiamo sentito con gioia Alberto Fiorin per telefono e i suoi programmi per la riabilitazione alla spalla. Lo abbiamo nei nostri pensieri e confidiamo che sia quasi "pronto" prima del nostro arrivo a Pechino. Chissà ....

 

Il punto tecnico

 

Partenza ore       Arrivo ore

Ore di corsa:     Media   km/h  

Km. di tappa:

Km. totali: 7930