30 giugno

 

Urumqi - Turpan di km. 192      (7945)

 

Ieri sera doveva arrivare il nuovo bus su cui caricare tutti i bagagli già scaricati dagli altri tre furgoni e ammassati davanti all’albergo. Abbiamo atteso (alcuni di noi) fino alle 0.30 poi siamo andati a dormire perché questa mattina era prevista la sveglia alle cinque e partenza alle sei. Ma senza bus era inutile svegliarsi a quell’ora. Ci ha svegliati Lee, alle sei meno un quarto, dicendoci che il furgone era pronto, già senza sedici sedili. Sveglia, carico furgone, colazione in camera, partenza dopo le sette e mezza. Il bus è comodo, l’equipaggiamento lo disponiamo razionalmente. Possiamo partire per questa tappa che ci porterà a Turpan. Il solo nominare questa città ci fa un po’ paura per quanto abbiamo letto sulle temperature che si raggiungono qui d’estate. Fino a 50°C e perfino 80° sulle rocce rosse delle montagne circostanti. Ma Eolo, stamattina, ci fa un altro (è il secondo) regalo dopo quello di Qazax, in Azerbajian. Ci spinge alle spalle e l’aria, pur essendo partiti tardi, è più fresca per la pioggia della notte. La periferia di Urumqi conferma le nostre impressioni sull’ambiente e l’ecologia in Cina: ne devono fare ancora di strada per capire che la priorità è la salute e l’ambiente, non lo sviluppo indiscriminato dell’industria. Ciminiere fumanti, traffico pesante, da scappare prima possibile. Procediamo velocemente, anche in salita, in un ambiente che ci appare desertico (ma non è il deserto) ma che è delimitato sia a nord che a sud da montagne che si vedono molto lontane, ancora innevate. Intorno a noi la pianura, neanche un accenno di rilievo, solo terra e sabbia, non un filo d’erba. Per chilometri neanche una casa. L’autostrada appena terminata ha tagliato fuori dal traffico locale anche i soliti miseri villaggi che vivevano proprio con la vendita di bibite e altri prodotti ai camionisti di passaggio. Attraversiamo una centrale eolica, nel senso che passiamo proprio nel mezzo di una zona fittamente “popolata” di eliche gigantesche. Da quota 1100 sappiamo di dover scendere sotto il livello del mare (depressione di Turpan,-154 metri) perciò voliamo tranquilli con il vento in poppa contando che avremo solo discesa. Entriamo in una stretta valle percorsa da un fiume dalle chiare acque, invitanti. A destra l’autostrada, al centro il fiume, a sinistra la statale 312. Le montagne attorno sono roccia friabile e terra, arroventate dal sole e dal caldo (le famose “rocce bollenti”) e cominciamo a sentirci avvolti dall’aria calda. Ma non ci preoccupiamo perché siamo in discesa e con il vento sempre in poppa. Così, dopo una breve sosta sul torrente per un’anguria e un po’ di speck, puntiamo decisi su Turpan. Mancano ancora una settantina di km. quando usciamo dalla stretta valle e il nostro sguardo si apre, e si perde, nell’inferno della depressione di Turpan. Credevamo di sapere tutto di deserto per aver attraversato il Turkmenistan. Scopriamo ora cos’è questo deserto: non dune di sabbia, solo polvere e terra mista a ghiaia e sabbia, tutto è appiattito, ma lontano lontano sembra, nella foschia, che questo deserto finisca di colpo come se lasciasse posto ad un buco, ad un baratro. Fa proprio impressione. La strada ha varie interruzioni, dobbiamo anche scendere a fare qualche passaggio a piedi, poi, quando si interrompe del tutto, prendiamo l’autostrada, anche se vietata ai ciclisti. Ma non abbiamo scelta. In discesa il forte vento trasversale ci sbilancia ed la temperatura sale a 48°C. Pensiamo tutti che se sarà così o peggio nei prossimi giorni non ce la faremo. Solo l’acqua, continuamente bevuta, buttata sulla testa, sul collo, sulle gambe su ….. ci dà un po’ di refrigerio. Raggiungiamo l’oasi di Turpan: finalmente delle bibite fresche. L’albergo ha l’aria condizionata e, quando usciamo alla sera per la cena, ci sono ancora 40°.A mezzanotte sono 38° e le strade sono colme di gente. “E’ perché escono tutti di sera con il fresco” ci dice la guida! E’ incredibile la folla che c’è e il caos che regna per la strada principale e il bazar. Qui si può mangiare di tutto, dalla frutta ai dolci, al pane, agli spiedini, al pesce, alle verdure. Ma non solo, anche tutti i negozietti e bancherelle sono aperti e per strada auto, motorini, biciclette, come in una sagra di paese da noi. Il nostro interrogativo, stasera, è questo: domani è giorno di riposo, ma dopo, quando ripartiremo, avremo 450 km di deserto in tre giorni; potremo pedalare dalle 5 alle 10 del mattino, ma dopo cosa facciamo tutto il giorno e la notte con questa temperatura, in tenda, pensando di ripartire il mattino successivo nelle stesse condizioni? Non lo sappiamo, e qui sta il bello dell’avventura.

Stamattina abbiamo risolto il problema creato ad Enzo con l’eliminazione del secondo furgone: ogni volta che lo riterrà opportuno e utile per il lavoro che deve svolgere verrà usato un taxi per tutto il tempo che servirà. Già domani faremo così per la visita di Turpan.

 

Il punto tecnico

 

Foratura di Genesio al 1° chilometro e Aldo al 160°. Le strade, oggi, sono buone con alcune solite interruzioni. Ottimo asfalto negli ultimi 40 km con una sola corsia autostradale che possiamo percorrere in quanto unica strada disponibile.

Partenza ore 7.35      Arrivo ore 16

Ore di corsa: 6h 45m    Media  28,4 km/h  

Km. di tappa: 192

Km. totali: 7945