27 giugno
64°
giorno dalla partenza su 96
previsti
Jinghe - Kuytum di km. 186 (7487)
Siamo sei ore avanti
rispetto all'Italia.
Dopo la
tappa di ieri, che ci ha mostrato il miraggio della montagna, non ci
aspettavamo oggi di ripiombare nel deserto più deserto. Come in Turkmenistan.
Il nulla a perdita d'occhio, per quasi 150 chilometri. Una larga fascia
desertica si estende da ovest ad est, delimitata a sud (nostra destra) dalla
catena dello Borohoro Shan
(propaggine dello Tian Shan).
La strada percorre questa fascia, a una trentina di km. dalle montagne. Il
calore dell'aria, più che la luce del sole, ci brucia la pelle, sfioriamo i 42°C. Per
fortuna questo tratto desertico ha una caratteristica "vitale" per
noi. Ogni 15-20 km corre, perpendicolarmente alla strada, scendendo dai ghiacciai del Borohoro Shan, un torrentello di acqua
gelida e quasi verde, o,meglio, una canaletta, larga
sui due metri, dalla corrente molto impetuosa. Evidentemente per evitare la
dispersione dell'acqua, ciò che scende dai ghiacciai a
quota 5000 m., viene convogliato in piccoli canali. Ci fermiamo, entriamo con
piedi e tutto, ripartiamo. Ogni volta così. Finchè,
in una di queste soste, Gian Maria appoggia la bici
per terra, forse malamente, in bilico. Io sono a monte
di quel punto e sento un urlo di un nostro autista:
alzo la testa, giusto in tempo per vedere la bici scivolare verso il canale,
impennarsi, fare una giravolta e piombare nell'acqua che la trascina via. D'un
balzo Antonio G. scende nella corrente, si fa tenere per mano da Genesio, per
non essere trascinato via, e la recupera. Dalla borsetta sul manubrio, aperta,
esce tutto il contenuto (occhiali, coltellino multiuso, cibarie) e sparisce
nell'acqua per sempre. Per fortuna passaporto e portafogli sono nella cintura
marsupio che Gian Maria tiene sempre con sè. Pochi danni alla bici: meritava un bagno pure lei. Alla
sosta delle 13 abbiamo percorso 115 km e pensiamo ne manchino una cinaquantina, perciò ci concediamo un piatto di spaghetti.
Qui li preparano al momento, tirando e "filando" la pasta in un modo
particolare, cioé prendendo tra le dita delle mani,
aperte, questo lungo filo di pasta (mi è venuto in mente, guardando, quando le
nostre mamme o nonne ci facevano tenere così, con le
mani, il filo di lana per formare i gomitoli) e allungandolo progressivamente
con rapidi colpi delle mani contro il tavolo. Li cucinano in cinque minuti
condendoli con verdure cotte o altre cose strane che non sempre si capisce cosa
sono. La pasta é un po' elastica, gommosa, ma tiene la
cottura. Quando la signora ci porta i piatti pronti, questi sono appoggiati uno
sopra l'altro, così che il fondo di ciascun piatto schiaccia
gli spaghetti di quello sotto. Già a vedere questo ci viene un po' da ridere,
un po' da storcere il naso. Ma per gli spaghetti schiacciati non c'é problema:
così, sotto i nostri occhi, li prende con le due mani e li solleva più volte
"ravvivandoli". Ma la fame é
fame: aggiungiamo un po' del nostro olio
e via. Abbiamo tutte le vaccinazioni possibili!
La strada che seguiamo,
sin dal confine kazako, è la nazionale n. 312 e sulle pietre migliari,
ogni mille metri, viene riportato in rosso il numero di km. che ci separano da Shangai, dove la strada termina. Noi ci illudiamo che siano
i km. che ci separano da Pechino (la differenza é minima), così al km. 4444
immaginiamo di dover salire sulla "Calà del
Sasso", 4444 gradini, appunto, e che ogni chilometro sia
un gradino. Siamo a Valstagna, cioè, anzi in val Frenzela, e in cima al Sasso
sarà la nostra piazza Tienammen.
Ripartiamo alle 17, ma fa
caldo, e la nostra marcia su Kuytum diventa sempre
più faticosa. Alla fine i km. saranno 186 e arriviamo all'albergo, in centro,
dopo le 21, stanchi ed arrabbiati con Lee, la nostra guida, perché per quasi sei ore non
l'abbiamo più visto. E nemmeno il camioncino con i nostri viveri e
l'equipaggiamento tecnico. Chiariamo con fermezza che il comportamento domani
dovrà essere diverso.
Kuytum é una città nuova, costruita dopo la
seconda guerra mondiale. Ci appare come la tipica città cinese che
immaginavamo: palazzoni, grattacieli, enormi scritte pubblicitarie ovunque, e
illuminate, vialoni e giardini ampi e spaziosi.
Proprio il contrario di quelle casupole misere che troviamo lungo la strada
deserta, sporche e cadenti (dove abbiamo mangiato gli spaghetti, tanto per
capirci), disposte ai lati della strada e con il canale fognario a cielo aperto
dietro di esse. Ecco il motivo delle zaffate che
sentivamo mentre "gustavamo" gli spaghetti cinesi.
Andiamo a cena che non é
ancora buio, alle 23, in una vicina tavola calda, .
Tante bibite, riso e pollo per tutti: ce la caviamo
con 13 dollari per nove persone. A nanna alle 0.30.
Il punto tecnico
Foratura di Genesio.
Strada non bella ma accettabile, a tratti catramata, a tratti granulosa per il
ghiaino, a tratti (la maggior parte) non con buche ma con piccoli continui
avallamenti che ci costringono a correre alzati sulla sella.
Partenza ore 7 Arrivo ore 21.30
Ore di corsa: 8h 58m Media
20.7 km/h
Km. di tappa: 186
Km. totali: 7487