61°
giorno dalla partenza su 96
previsti
Ashen Grove (Chundzha) - Zharkent di km.
108 (7095)
E' stata una buona notte
per tutti, nel senso che si é dormito bene e un po' di più del solito. Nazira si é svegliata prima e ha preparato il caffé sulla nostra "mokona"
da 12, poi biscotti, the, miele e marmellata. Abbiamo lasciato Ashen Grove verso le 8.15, con un
bel capitombolo di Genesio, sulla sabbia della stradina sterrata che porta alla
statale, non essendosi sganciata una scarpa dall'attacco. Del tutto incolume, e
ci siamo fatti una bella risata.
Anche oggi il sole é
velato, poi tutto il cielo si copre, poi torna il
sole. Ma é da qualche giorno,ormai, che non si vede
una vera, completa giornata di sole. Stamattina,come
ieri, del resto, alcuni di noi sono partiti con le maniche lunghe. Il vento
sempre contrario, ma non cattivo, ci ha consentito una media
sui 22 km/h. Ciclisticamente la tappa è senza storia:
quattro rettilinei e siamo a Zharkent, a trenta km. dalla Cina. E' questa la parola che più pronunciamo oggi,
Cina. Chissà domani sera, a quest'ora, dove saremo e come sarà andata con i
nostri nuovi interlocutori dell' agenzia cui abbiamo
affidato il compito di guidarci fino a Pechino. Siamo fiduciosi ma anche ansiosi di sapere se ci saranno
problemi alle dogane, di vedere quali mezzi avremo a disposizione, se saranno sufficienti a contenere il nostro materiale.
Viste le esperienze precedenti ci aspettiamo di tutto ma siamo anche pronti a
tutto: insomma, un giusto coktail di tensione,
emozione, speranza, gioia di esserci, fin qui almeno. Ma la Cina é lì, già la
vediamo dalla finestra del nostro albergo.
Domani lasceremo Yulia, che é con noi dal 28 maggio, e Nazira,
la ragazza kazaka che ci ha guidato per dieci giorni. E' tempo di bilanci
anche con loro, in tutti i sensi.
Song Yong
(o chi per lui) ci aspetta alle otto, domani mattina, al di là del confine.
Il punto tecnico
Foratura di Nilo, che usa
provvisoriamente una ruota nuova di scorta. Buona anche la strada secondaria da
Chundzha a Zharkent, ad
esclusione di due tratti infami con il tipico catrame e ghiaione buttato sopra.
Partenza ore 8.15 Arrivo ore 16
Ore di corsa: 4h 57m Media
21.7 km/h
Km. di tappa: 108
Km. totali:
7095
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Una fotografia, una
storia
Il mausoleo di Aisha-Bibi, 11° sec.
Aisha-Bibi era la figlia del più ricco del paese ed era molto bella. Un ragazzo, Karathan-batyr,
se ne innamorò e la chiese in sposa. Il padre rifiutò questa domanda perché
voleva un buon partito per sua figlia e questo giovanotto non lo era certamente
visto la non disponibilità di mezzi finanziari. Dopo molti anni, in seguito a
varie guerre, Karathan-batyr divenne potente e
ritornò al suo paese per richiedere in sposa la ragazza. Ottenne di parlare con
lei sulle rive del fiume e ormai stava per ottenere il consenso quando un
serpente spuntò e ferì mortalmente la sua promessa sposa. Aisha-Bibi
morì tra le braccia del suo innamorato. Batyr,
disperato, non si sposò con nessun’altra donna e fece costruire un mausoleo e
anziché una tomba pose un letto
ricoperto di raso bianco immacolato.
Il luogo è diventato per
i musulmani il simbolo dell’amore. La gente da sempre si avvicina a questa
tomba voluta dall’innamorato Karathan e chiede di
ottenere la grazia di trovare l’anima gemella. Aisha-bibi
e Karathan-batyr, Giulietta e Romeo in versione kazaka.
L’immagine proposta è
stata ripresa con la fotocamera digitale Canon Eos D30 posta alla
sensibilità di 800 Asa.
Il punto del fotografo.
Ed eccoci
cari amici con il punto del fotografo. E’ trascorso parecchio tempo dalle mie
ultime note ma, come avete visto dalle immagini, i momenti forti non sono
assolutamente mancati. Innanzitutto per i cacciatori di immagini
le visite alle quattro grandi città dell’Asia Centrale sono il meglio di quanto
uno possa aspettarsi. E’ una “full immersion” nella Storia. Dapprima Merv, la grande capitale dei Selgiuchidi,
ora appartenente al Turkmenistan, seconda solo a Bagdad fra le grandi capitali arabe. Ci volle Gengis Khan per ridurla in polvere. Ora i gloriosi resti
stanno a testimoniare la sua grandezza e le immagini proposte spero diano questa emozione.
E poi Bukhara,
la “Santa”. In Bukhara ogni monumento è storia e non
esistono templi di ordine secondario. Il colore distintivo è il marrone.
Khiva viene conservata come un museo ed è nota per il
colore turchese. I colori che brillano al sole rendono
indimenticabile una visita a questa lontana città del deserto.
E infine Samarcanda, la
mitica città ove convergono le vie della “Grande strada della seta”. Il suo
colore distintivo è il blu. Alla città è legato il nome di Tamerlano
detto “Timur, lo zoppo”. La grandiosità dei
monumenti, il loro armonico inserirsi nel paesaggio urbano sono una festa per
il fotografo che può cercare di ricreare le atmosfere di un tempo.
Obiettivi usati: tutti,
dal grandangolo al teleobiettivo.
Da qualche giorno
Giovanni Vidale mi dà una mano nelle riprese e penso
che il risultato finale sarà positivo.
Un adagio cinese (ci
siamo vicini) dice: “Quattro occhi vedono meglio di due”.