53°
giorno dalla partenza su 96
previsti
Taskent (Uzbekistan) - Symkent (Kazakhstan) di km. 125
(6003)
Attraversando il confine kazako abbiamo spostato avanti le lancette dell'orologio di due ore. Adesso siamo cinque ore avanti rispetto
l'Italia. Bisognerà tenerne conto nelle telefonate. E' tornato il segnale GSM,
anche se continueremo a tenere acceso, possibilmente,
il satellitare nella sosta pranzo e dopo cena, cioé
dalle 8 alle 10 e dalle 16.30 alle 18 in
Italia. Preferibilmente il GSM lo utilizzeremo per fare telefonate, il
satellitare per ricevere.
La giornata di oggi ci ha
ricordato da vicino quella "famosa" del 19 maggio, quando
attraversammo il confine turco-georgiano e cominciò il romanzo "robe turche".
Non vorremmo che fosse l'inizio di un altro romanzo "robe kazake". Cercheremo di evitarlo e già abbiamo preso provvedimenti questa sera, sulla base dell'esperienza
precedente. Ma veniamo ai fatti e alla cronaca.
Dopo una magra colazione
(tanto, ci sono soltanto 125 km.!) ci avviamo verso
le periferia nord di Tashkent. La città é molto
grande, i viali sono ampi e il traffico limitato. Siamo, dopo 25 km. alla
frontiera. Ci armiamo di paziernza e lasciamo a Bakhrom e Yulia il compito di
preparare i documenti da controllaree e i moduli da
riempire. Passano, per farla breve, quattro ore. E senza controllare i
materiali! Altrimenti chissà che ora a vremmo fatto!
Non è permesso però al bus di varcare il confine, portarsi nella "free zone" per
incontrare l'altro furgone e fare il trasbordo merci. Dobbiamo
traslocare a mano, usando alcuni carrettini che ci costano 20 dollari. Già qui
ci rendiamo conto del disagio che ci vine provocato
per non a ver tenuto uno stesso furgone per tutte le
repubbliche dell'Asia Centrale: c'é chi sta a controllare le bici, chi scarica,
chi controlla i carrelli. Il tutto in un caos indescrivibile di persone che
vanno e vengono, quasi tutte a piedi, con borse e pacchi che contengono di
tutto, dopo aver fatto spesa al mercato uzbeko a
ridosso del confine. Incontriamo Nazira, la guida kazaka, una giovane ragazza che parla inglese e francese e
che starà con Yulia e con noi fino al confine cinese.
La prima sorpresa (a lungo temuta, ma speravamo non succedesse) l'abbiamo
quando vediamo il furgone: è poco più di una monovolume,
impensabile caricare lì il materiale. Ma
c'é poco da scegliere. Intanto scarichiamo per terra tutti i bagagli, cerchiamo
nel caos del dopo confine kazako un camioncino che ci
trasporti gran parte del materiale fino all'albergo a Symkent.
Ma non possiamo lasciarlo andare da solo, io e Yulia
saliamo e partiamo. Intanto gli altri partono in bici con la "monovolume" al seguito e il poco cibo necessario per
la tappa. E qui comincia il romanzo
"robe kazake". L'autista, dopo aver
pattuito per 50 $ chiede gli venga pagata anche la benzina (niente!) poi si ferma e vuole far salire il secondo autista facendo
scendere uno di noi (niente!) poi si riferma con l'acqua del radiatore che
bolle. Aggiunge acqua ma dopo qualche km siamo daccapo. Aggiunge l'ultima
bottiglia d' acqua, poi devia dalla strada principale
e va verso un fiume dove può prendere ancora acqua ma dove ci sono anche dei
giovani che fanno il bagno e che si avvicinano curiosando dentro il furgone. Li
guardiamo con preoccupazione perché
parlano con l'autista ma neanche Yulia capisce
il kazako. Uno di loro mette le mani sul motore e
aggiusta qualcosa; il furgone riparte, ma dopo altri tre km si blocca
definitivamente. Aspettiamo tre ore a bordo strada, sotto il sole, sperando
arrivino i ciclisti col secondo furgone per decidere qualcosa. Yulia si mette perfino a piangere: non pensava iniziasse
così male il suo primo viaggio in Kazakistan. Io sono
molto arrabbiato contro la sua agenzia che ci ha messo
così nei pasticici, e invece mi tocca anche
rincuorarla. Siamo anche senza acqua, abbiamo sete. Vado in una
casetta poco lontano, nella steppa a chiedere dell'acqua. Ci sono
quattro bambini e la signora manda la più grandicella
in casa a riempire la borraccia. Lei, all'esterno, sta preparando da mangiare
su un focolare di pietra dove bruciano mattonelle fatte con lo sterco messo a
seccare. Quello della steppa che stiamo percorrendo non è un ambiente desolato.
E' molto mossso, con ondulazioni anche elevate e nel
giallo della steppa, qua e là, macchie di verde in cui si nascondono villaggi
fatti di semplici casette, tutte uguali, con i muri bianchi e i tetti grigi.
Alcune colline sono interamente ricoperte di frumento o, meglio, lo erano,
perché la mietitura qui si é già conclusa. Al tramonto,
poi, il paesaggio scatena la vena poetica del nostro fotografo Enzo che non
perde l'occasione.
Ma torniamo al
camioncino. Alla fine "arrivano i nostri" ciclisti tanto attesi: per
tre ore ho spiato l'orizzonte sperando di scorgere le macchioline rosse e
gialle ed ora che sono arrivate Yulia sale sul
secondo furgone mentre io resto sul camioncino a custodire il materiale. Arriva
una specie di autobus, più sgangherato del camioncino e inizia il traino, ma si
rompe, in uno strattone, la corda di ferro. Cambio di corda e lentamente lentamente ci avviamo verso Symkent.
Quando ci arriviamo dobbiamo attendere ancora un'ora l'arrivo dei ciclisti che
giungono quando la luce se ne sta andando e le auto hanno già acceso i fanali.
Sono le 22.10. Alle 23 finiamo di scaricare i bagagli che domani ricaricheremo
su un camioncino diverso per poi riscaricare domani
sera all'arrivo, forse definitivo, di un bus unico e più grande. Vita da
facchini! A mezzanotte si va a cena. Leggetevi il diario di quel giorno in Georgia
e noterete preoccupanti analogie. Sono ormai le due di notte qui a Symkent. Forse si riesce ad aggiornare il sito, ma fra tre
ore già sentiremo la voce di Genesio che passa per svegliarci. Sarà un'altra
alba, saranno altri 180 km. In tali situazioni spero scuserete questi diari,
prolissi e caotici.
Il punto tecnico
Per la prima volta
abbiamo trovato il tipo di asfalto temuto (18 km.):
uno strato di catrame liquido sopra il quale vengono gettate palate di ghiaino
aspettando la battitura da parte dei camion in transito.
Il caldo
asfissiante, il vento contrario e un
valico nel finale, prima di scendere a precipizio su Symkent
hanno reso aprticolarmenre dura
questa "breve tappa". Foratura di Antonio G. che passa in testa al.la
speciale classifica.
Partenza ore 7 Arrivo ore 22.10 (locali)
Ore di corsa: 6h22m Media
km/h 20
Km. di tappa: 125
Km. totali:
6003