7 giugno
44°
giorno dalla partenza
Chardzev o Turkmenabat (Turkmenistan)
- Bukhara (Uzbekistan) di
km.142 (5296)
Ieri pomeriggio abbiamo
fatto la spesa al bazar di Chardzev perché dovevamo
reintegrare la scorta d'acqua, i biscotti, i succhi di frutta per la colazione
e la frutta fresca. Troviamo il tutto nella solita moltitudine colorata e
riusciamo a comprare anche 5 piccoli tappettini col
tipico motivo Turkmeno "gol".
Un disegno geometrico dai
molteplici significati; ci spiegano che possiamo riconoscere nel disegno un
lago, le impronte degli uccelli e dei cammelli, delle scaramantiche corna di
montone, la punta di una lancia, la catena , le barche
e nell'insieme tutto l'universo !! Troppo per noi occidentali, abituati come
siamo ad un diverso linguaggio artistico.
Stamattina lasciamo
l'albergo Amudarya, dove, per la prima volta in 45
giorni, ci fanno pagare 20 $ per la stanza dove abbiamo rinchiuso le
biciclette. In breve raggiungiamo l'Amudarya, uno dei
principali fiumi dell'Asia centrale che alimenta il lago d'Aral (o,
meglio, alimentava, perché da quando è stata utilizzata la sua acqua per l'ìirrigazione delle coltivazioni di cotone il lago si è
talmente ridotto da provocare un vero disastro ecologico); lo attraversiamo su
un ponte di barche, l'acqua fangosa scorre impetuosa ed è uno spettacolo vedere
tanta acqua dopo tutto il deserto dei giorni scorsi.
Bastano però un paio di
chilometri per tornare nel deserto. E' strano come lungo un canale molto largo
che costeggiamo ci sia comunque un ambiente desertico e solo un'irrigazione capillare riesce a rendere
coltivabile alcuni piccoli appezzamenti.
Al 40° km arriviamo al
confine, siamo quasi sicuri di dover perdere almeno sei ore per passare ed
invece grazie ai buoni auspici delle nostre guide sbrighiamo le pratiche in
sole tre ore senza problemi.
Il lavoro più pesante è
il cambio pulman,
riusciamo a riorganizzare i bagagli e riordinare le scorte più
razionalmente. Il nuovo bus uzbeko è grande e con
aria condizionata, così almeno Enzo soffrirà un pò
meno. Conosciamo Bahrom, la guida Uzbeka
che ci accompagnerà insieme a Yulia fino al confine kazako.
Bahrom parla inglese e Yulia italiano: anche troppo "lusso"
ripensando al periodo "robe
turche"; ci rendiamo conto però che in queste regioni è essenziale
appoggiarsi a dei referenti locali anche per semplificare i rapporti con la
polizia che si dimostra sempre molto puntigliosa nei
frequentissimi controlli.
Partiamo
verso Bukhara con un impetuoso vento caldo che ci
respinge; sembra quasi di dover avanzare in costante leggera salita; è faticoso
mantenere i 20 km orari.
Al km
65 la consueta sosta di tre ore,
presso il solito gradevole ristorantino con un
ombreggiato giardino raffrescato anche da una
piacevole fontana. Il rito della siesta è un piacere rigenerante.
Ripartiamo alle 16.30 per
gli ultimi 75 km, il vento ed il caldo non ci aiutano, l'asfalto è gommoso e
tende ad appiccicarsi alle ruote frenando ulteriormente la corsa.
La campagna Uzbeka sembra meno aspra, sistematicamente coltivata a
grano e cotone, con diverse case e villaggi lungo la strada.
Il lavoro nei campi è
scarsamente meccanizzato, si vede solo qualche vecchio trattore, per il resto è
tutto lavoro manuale ed animale. Come in tutte le regioni dell'Asia centrale
sono sopratutto le donne che si dedicano al lavoro manuale ed i ragazzi al
pascolo di piccole greggi.
Alle 20.30 finalmente
appare la torre della fortezza reale di Bukara ed è
lo stimolo per percorrere gli ultimi chilometri cercando di cogliere qualche
particolare delle leggende che narrano
di questa mitica città. Entrando scorgiamo uno splendido
palazzo con la facciata ornata di colorati mosaici, ci sono tutte le
premesse per un eccitante soggiorno nei prossimi giorni che saranno dedicati
alla visita dell'oasi di Khiwa, e della stessa Bukara.
Il punto tecnico
Partenza ore 6.30. Arrivo ore 20.35
Ore di corsa: 7.12 Media
km/h 19.5
Km. di tappa: 142
Km. totali:
5296