30 maggio
Kyzylarbat - Ashgabat (Turkmenistan) di km. 229 (4521)
Numero del nostro
satellitare (per i periodi in cui non siamo coperti da segnale GSM):
0087 0761 931075
Anche ad Ashgabat non siamo coperti dal segnale GSM o, meglio, il
segnale c'è, ma non esiste roaming internazionale per i nostri GSM.
Stamattina c'è il cielo che tuona sopra di noi.
E' coperto, si mette perfino a piovere dopo qualche km. dalla partenza. Poi
solo qualche rombo, il sole, nubi ancora. La parziale velatura del cielo ci ha
aiutato e, anche se la temperatura ha toccato i 39°
anche oggi, tutto sommato ci è andata bene.
I primi galli si mettono
a cantare che è ancora buio, poi, verso le cinque, si
sveglia Genesio e, un po' alla volta, tutti gli altri. Alcuni dicono che non han dormito bene, altri che non han
dormito affatto, ma la musica dei loro ronfare l'han
sentita tutti, alta e chiara. Riusciamo a partire alle 6.40 e prevediamo di
finire la tappa prima delle 13 perché sono soltanto 126 km alla meta (Beharden). Yulia ci dice che anche stasera si dormirà in casa privata,
perché non ci sono alberghi, ma Genesio non ne vuol sapere di mangiare ancora
per terra. Così decidiamo di fare anche la tappa di domani, in modo di arrivare
direttamente ad Ashgabat. Sono 229 km. che con
l'aiuto del vento, mai contrario, non abbiamo difficoltà a percorrere, tanto
che arriviamo in albergo prima delle 18. La nottata "difficile" e
l'alimentazione irregolare e diversa dagli altri giorni provoca qualche
vittima. Antonio T. è un po'
in crisi, ma recupera dopo la seconda sosta, quando si alimenta a dovere. Nilo,
invece, entra in crisi negli ultimi 50 km sentendosi vuoto. Anche lui, però,
porta a termine bene la tappa, anzi, è sempre in prima fila.
Lungo i 230 km. di oggi
non abbiamo visto il deserto (solo qualche cammello). Alla terra arida si sono sostituite coltivazioni intensive si grano e orzo
(appena mietuti), viti, alberi da frutto. I bambini vendono albicocche appena
colte ai bordi delle strade, il paese sembra un altro rispetto a quanto visto
ieri. E' l'effetto della grande opera di canalizzazione (canale Karakum) del fiume Amudary, che nasce
in Afghanistan per gettarsi nel Lago d'Aral, opera
con la quale il Turkmenistan ha strappato al deserto
estese aree adattandole alla coltivazione del cotone.
Entrando in Ashgabat restiamo ben impressionati dalla pulizia che
vediamo per le strade, dagli enormi spazi verdi di cui gode la città, dalla monumentalità dei suoi edifici, su ognuno dei quali spicca
l'immagine gigantesca del Presidente.
Ashghabat ha una storia molto antica,
fondata dai Parti e distrutta nel I secolo a.C. da un terremoto, ricostruita
perché centro di commercio nella Via della seta, poi di nuovo in disgrazia e
quindi con i russi, alla fine del XIX secolo, conosce una nuova primavera. Nel
1948 viene distrutta da un terremoto che provoca oltre 110.000
morti, oltre 1/3 della popolazione. La città è quindi del tutto
ricostruita, con un reticolo di strade che si intersecano perpendicolarmente
tra loro. Stasera andremo alla ricerca di un internet cafè.
Domani riposo, visto che abbiamo un giorno di anticipo
sulla tabella di marcia.
Il punto tecnico
La strada continua a essere piatta e buona, a parte qualche tratto. A 50 km.
dalla capitale Ashgabat diventa praticamente una autostrada, anche se in fase di completamento. Fondo
perfetto e vento a favore ci fanno "volare" su Ashgabat.
La colazione non ricca di
stamattina e le soste spostate rispetto alle abitudini, senza poter preparare
la pasta, han mandato leggermente in crisi qualcuno.
Tutti abbiamo comunque completato la tappa rimediando
in tempo alle lacune alimentari. Dovremo stare più attenti d'oa in avanti.
Partenza ore 6.40. Arrivo
ore 18
Ore di
corsa 8.28. Media 27 km/h
Km. di
tappa 229
Km. totali 4521