28 maggio

Turkmenbasy - Nebitdag  (Turkmenistan) di km.  153  (4082)

 

Il fuso in Turkmenistan ha tre ore in più rispetto all'Italia, come in Georgia.

 

Numero del nostro satellitare (per i periodi in cui non siamo coperti da segnale GSM):

                 0087 0761 931075

Noi lo accendiamo dalle 18.30 alle 19.30 ora italiana, finchè ci sono 3 ore di differenza di fuso.

Quando saranno 4 ore sarà acceso dalle 17.30 alle 18.30 italiane ... e così via

 

Primo giorno di Turkmenistan. Stamattina arriva Yulia con il "capo" della Amado Company. Il minibus che ci danno è proprio un Combi Asia della Kia Motors ed era già ieri sera a Turkmenbasy, anzi già vi avevamo trasferito i bagagli. Ma si son dimenticati di togliere i sedili, per cui tutta la roba è stata ammassata alla rinfusa, pensando a una sistemazione provvisoria. Dobbiamo rivedere il contratto con la Amado, visto che non son venui a Baku col minibus, dobbiamo stabilire le forme di pagamento. Lo facciamo lì in strada, purtroppo, perché c'è fretta di partire. Le raccontiamo dell'albergo di ieri sera e si rendono conto che i tre ragazzi spediti lì per aiutarci hanno giocato sporco. Stamattina, infatti, non si sono fatti vedere, così Yulia va da loro e si fa restituire cento dei duecento dollari loro dati.

Yulia ci accompagnerà fino al confine cinese. Sembra finalmente che abbiamo trovato la persona giusta. Parla italiano: l'ha imparato studiando lirica al conservatorio musicale di Ashgabat, perfezionandosi poi a Tashkent (Uzbekistan) da una insegnante armena; conosce la storia e la civiltà del suo paese, ci aiuterà a trovare gli alberghi, a decidere il percorso ottimale, ci guiderà nelle visite culturali a Khiva, Bukhara, Samarcanda. Già oggi ci ha dato un grande aiuto. All'hotel di Nebitdag (ora rinominata Balkanabat) per una doppia ci chiedevano 150 $. Lei, grazie al nome della sua agenzia, ci ha procurato uno sconto. Poi siamo andati insieme al mercato dove abbiamo cambiato dollari in manat, ma non al cambio ufficiale. Pagando così l'albergo in manat (al cambio nero 1 $ = 22.000 manat) la doppia ci è venuta a costare 40 $. Ma l'albergo è molto, molto buono. L'alternativa era una topaia come ieri sera.  Gli autisti per il momento sono due, ma uno lo lasceremo, credo ad Ashgabat, fra tre giorni, assieme ai sedili del minibus per far più spazio ai bagagli. Sono discreti e silenziosi, non sembrano dei novelli Sedat.

Ma veniamo al "cuore" della giornata: la prima tappa di deserto, tanto attesa, tanto sognata, tanto temuta. Non è ancora il deserto di dune e sabbia, ma più deserto di così non si può. Sole splendido a picco (abbiamo corso dalle 10 alle 17), il paesaggio ci mostra solo e sempre terra, sabbia, roccia nuda, e questo nastro di asfalto, di fondo e struttura variabile (ma ci metteremmo la firma se fosse sempre così) che sembra perdersi, dritto dritto, all'infinito.

La vita del Turkmenistan sta tutta qua: lungo la strada che attraversa il paese da ovest ad est, da Turkmenbasy a Turkmenabat (1200 km), corrono parallele anche ferrovia, elettrodotto, acquedotto. Ogni 15 km l'acquedotto "spunta" dalla  sabbia con getto potente in modo che animali e uomini possano dissetarsi. Gruppi di cammelli qua e là, che ogni tanto attraversano la strada (sono un grave pericolo per gli automobilisti). La lana dei cammelli è ritenuta sacra, ci dice Yulia, e non viene usata per tappeti o altro (come quella di pecora) ma solo per vestiti pregiati. La temperatura è elevata (37-39 gradi) ma è un caldo secco e spira una buona brezza trasversale, leggermente contraria. Si procede bene e alla canonica sosta delle ore 13 abbiamo percorso più di ottanta km. Ci fermiamo nell'unico villaggio attraversato: una casupola - "cafè" ci offre riparo dal sole, sotto una tettoia, accovacciati sopra un tappeto disteso su una specie di pedana di legno, secondo il costume dei nomadi del deserto. Una frittata ciascuno, due bottiglie di aranciata, il solito the, tutto per tre dollari. Bisogna però pagare nella moneta locale, non in dollari, altrimenti viene applicato il cambio ufficiale (1$=5.500 manat). Che strano: il manat è anche la moneta azera.

Nebitdag, cittadina con un mercato colorato e vivacissimo, è stata ribatezzata Balkanabat dal presidente turkmeno.  E' ai piedi di un gruppo montuoso che arriva a quasi 1900 metri di altitudine (Great Balkan).

Domani ci attende una tappa di 210 km. Partiremo alle 6.30.

 

Il punto tecnico

 

Primo inconveniente meccanico serio: la rottura di catena della mia bici.

Strada quasi sempre piatta, a parte una salita iniziale, a strappi anche del 12%, che ci porta sull'altopiano.

Il sole comincia a farsi a sentire e ogni fonte d'acqua è occasione di sosta per rinfrescarsi. Pensavamo che il bello sarebbe cominciato ora: è vero.

 

Partenza ore 10. Arrivo ore 17

Ore di corsa 6. Media 25 km/h

Km. di tappa 153

Km. totali  4082