23 maggio

Tbilisi - Qazax   di km. 115   (3749)

 

Ieri sera Ruslan č venuto a prenderci, con Guram, al Centro per portarci in un "internet cafč". E' stata l'occasione per goderci una Tbilisi di notte assai diversa, diversa anche dalle solite immagini luminose delle cittā di notte. Dal colle del castello Tbilisi sembrava un presepio: non lo spreco di luci pubbliche e di negozi che vediamo guardando le nostre cittā dalla montagna, ma luci, quasi fioche, gialle, dall'interno delle case. Siamo passati da Rustavelia Avenue e nella zona delle chiese, moschee e sinagoghe. Una architettura originale, nella quale il legno di terrazze e ballatoi si mescola alla muratura della struttura degli edifici.

Stamattina il cielo č coperto, ma si intravvede la tendenza al bello. Quasi venti km. per arrivare in centro, ricevere alcuni regali dalle autoritā (un "coltellaccio" caratteristico, che ben ci sarebbe servito nella fatidica notte precedente, e un copricapo di lana infeltrita, tipico di questa regione) e avviarci verso le colline che separano la Georgia dall'Azerbaijan. Una costante ma leggera salita ci porta in mezzo ad un paesaggio quasi irreale: mi vengono in mente, chissā perché, "i pascoli del cielo" di Steinbeck. Da ragazzo, quando leggevo il romanzo, la mia fantasia se li immaginava proprio come li ho visti qui, ai confini con L'Azerbaijan: colline che sembrano  perdersi all'infinito, erba altissima, verde, macchie gialle di fiori. Tutti si entusiasmano  di fronte a tale spettacolo.

Poi la strada scende fino al confine, dove sostiamo per il pranzo con gli autisti turchi e gli amici georgiani. I saluti a Guram, Ruslan e ai loro amici sono quasi commoventi. I Georgiani hanno fatto il massimo per noi e ciō nonostante pesa nel loro stomaco, come un macigno, l'amarezza del furto da noi subito. Le formalitā alle dogane sono rapide per noi, ma, al solito, non per gli autisti e i furgoni. Finisce che se ne vanno tre ore anche qui e quando partiamo, verso le 16, troviamo una strada piatta, stretta ma buona, con fondo accettabile, che ci consente di arrivare a destinazione agevolmente.

Dopo la frontiera il paesaggio muta e sembra che si avvicini il deserto. Sarā per il sole, sarā per la temperatura per la prima volta molto alta dopo tanti giorni, sarā per i pascoli, ora magri, che lasciano intravvedere sotto l'erba una terra chiara, quasi sabbia, sarā per le numerose greggi sparse qua e lā. Sentiamo di essere entrati in una nuova fase del nostro viaggio. E' l'Azerbaijan.

Sui tre autisti  ci sarebbe un romanzo da raccontare. Anche oggi ne son successe di tutti i colori (robe turche). Stasera eravamo sul punto di rottura, poi il chiarimento (?!) e  Sadet ha perfino baciato Toni G.

Il comportamento insopportabile di Sadet, comunque, non cambia il nostro sentimento di profonda stima  e amicizia che la Turchia ci ha dimostrato dal primo all'ultimo giorno di nostra permanenza in quel paese.

L'albergo che ci ospita č un motel annesso ad una stazione di servizio Azpetrol. Nuovissimo, con aria condizionata. Quello che ci voleva dopo 4 notti abbastanza "dure". Cena e pernottamento per 12 $ a persona.

 

Il punto tecnico

 

Strade, in Azerbaijan, migliori del previsto. Prima parte in leggera e costante ascesa, seconda parte pianeggiante.

 

Partenza ore 8.30  Arrivo ore 18

Ore di corsa 5.   Media 23.4  km/h

km. 115   (totali: 3749)