9 maggio, mercoledì
Istanbul - Adapazari (Sakarya) di km. 170
(totali 2078)
Stamattina traslochiamo.
Dal nostro furgone, spedito ieri sera a Trieste, al nuovo minibus (autista Ibrahim) Isuzu, senza sedili per far posto al materiale. Sveglia, quindi,
alle sei, colazione, poi la paziente opera di carico. Alla fine anche questo è
strapieno, eppure sembrava così grande. E' vero che l'entropia aumenta sempre.
Fino all'ultimo sembrava
dovessimo traghettare nella parte asiatica di Istanbul e prendere direttamente
la D 100. Ma, alle otto arriva l'autorizzazione da Ankara, a percorrere il
ponte autostradale sul Bosforo. Si tratta di un'opera
grandiosa, a dieci corsie, una sola campata di quasi due chilometri, che
collega l'Europa all'Asia, orgoglio dei Turchi e simbolo di Istanbul. Così,
però, siamo costretti ad allungare la tappa di 20 km per arrivare fino a nord
di Istanbul e prendere il secondo dei due ponti sul Bosforo. Più di due ore per
uscire dalla città, insieme ai ciclisti turchi di ieri e a tre staffette della
polizia. Una bolgia di auto e camion, gas di scarico, grattacieli che non
finiscono mai. A ogni semaforo il traffico viene bloccato per noi. All'inizio
del ponte stop e foto per tutti. Poi il responsabile del tratto autostradale
del ponte con le tre staffette della polizia blocca due corsie autostradali e .... prendiamo il volo. Ci sembra di planare dall'Europa
verso l'Asia, attraversando il Bosforo, il mare sotto di noi, raffiche di vento
trasversali, uno sguardo a Istanbul dall'alto, quasi fossimo
su un aereo. Sarà una bolgia infernale Istanbul, ma proprio come i canti
danteschi dell'inferno hanno dato, a noi giovani studenti liceali, le emozioni,
le suggestioni più forti, così è avvenuto anche nella bolgia di Costantinopoli:
l'Istanbul notturna di ieri sera, i minareti illuminati della
Mosche Blu, la "foto aerea" del Bosforo dal ponte, il bambino
in braccio al padre, in camion, e sollevato in alto perché ci vedesse meglio al
nostro passaggio.
Prendiamo la D 100 che va
verso Ankara. E' anch'essa, praticamente, un'autostrada, trafficatissima.
Ci vorranno, al ritorno, trenta salite del Grappa per neutralizzare con
l'ossigeno l'ossido di carbonio respirato oggi.
Poi inizia la pioggia. Nuvoloni neri di fronte a noi, non c'è speranza che cessi.
E il fondo stradale polveroso e sporco, ora bagnato, ci riduce tutti a maschere di fango, come fossimo alla Parigi - Roubaix. Alle ore 13, sosta al
riparo, in un distributore, per un megapanino al prosciutto crudo, buonissimo.
Poi subito via per non raffreddarsi. A 30 km. dall'arrivo
ci viene incontro una staffetta del club locale di ciclisti, che ci scorta, con
la polizia, e perfino un'ambulanza, al centro sportivo che ci ospiterà.
E' un po' fuori mano, ma
per noi molto comodo: docce comuni, spogliatoio,
refettorio, come un collegio, insomma.
Subito con il tubo
dell'acqua leviamo il fango dalle bici, facciamo il bucato, la doccia,
prendiamo un the e alle 18.30 cena! Stasera alle 19.30, dopo un altro the,
siamo liberi!!
Il punto tecnico
Partenza alle 9.15,
arrivo alle 16.45.
Strada con fondo buono, trafficatissima, quasi sempre a doppia carreggiata,
ondulata, ma non impegnativa. Vento quasi sempre a favore!
Ore effettive di corsa
6.30, km 170 media 25.6 km/h
Km. percorsi 170
km. totali 2078
(in 13 tappe, media 159 km/giorno)