30 aprile, lunedì

 

Novi Sad - Smederevo km. 132 (tot. 946)

 

Oggi doveva essere una giornata di "scarico": 121 km. previsti, dopo una media di 160 dei giorni scorsi. E invece è risultata forse la più dura, e per le difficoltà incontrate nell'attraversamento di Belgrado (dove abbiamo allungato di 10 km e perso quasi due ore), e per il forte vento contrario dall'inizio alla fine, e per la strada tremendamente sconnessa (vedi dettagli su "Il punto tecnico").

Ieri sera,  Nada Savkovic, simpatica giornalista di Novi Sad, ci è venuta a salutare al campeggio dell'isola nel Danubio dove aveva prenotato dei bungalow per noi. Scelta buonissima, visto che a differenza di tutti gli alberghi in Yugoslavia, qui non si praticano prezzi diversificati per i locali e per i turisti. Inoltre nei bungalow  abbiamo potuto sistemarci comodamente, farci il bucato, organizzarci la serata. Nada ci ha guidati in un buon ristorante nel centro di Novi Sad ed è stata nostra ospite a cena assieme alla segretaria del sindaco di Novi Sad. E' stata una serata piacevolissima e interessante. Alla sera, stanchi e con tante incombenze da assolvere (il sito, le immagini da scaricare e da scegliere, un po' di relax), sarebbe stato preferibile evitare ulteriori impegni. Inoltre l'incontro con il rappresentante della municipalità di Novi Sad era stato fissato per l'indomani verso le nove, mentre noi contavamo di partire verso le otto, in bicicletta. Ma siamo consapevoli tutti che il nostro viaggio è anche questo: incontri con la gente comune, non solo con le istituzioni, scambio di messaggi e di testimonianze, visite culturali e artistiche. A cena abbiamo scoperto una Nada molto cordiale, colta, desiderosa di conoscere persone e culture diverse (ha prodotto una tesi di laurea su Jacopo Vittorelli, un "illustre bassanese", di cui le prime opere tradotte sono state proprio in lingua serba) orgogliosa di essere serba, innamorata della sua Novi Sad, città viva e vivibile più di ogni altra in Yugoslavia. Ha parlato a lungo  con il nostro fotoreporter Enzo, profondo conoscitore delle realtà balcaniche, e le si vedeva negli occhi la gioia di poter  parlare di questi problemi  con noi italiani. E' stata una serata  che ci ha arricchiti e  ci ha fatto capire quanto questi incontri siano importanti per "costruire" la nostra avventura.

Questa mattina, poi, l'incontro ufficiale con la città di Novi Sad (gemellata con Modena),  l'offerta di doni e messaggi del sindaco di Bassano del Grappa, di Venezia e della regione Veneto, al rappresentante del sindaco che ha posto la sua firma, anche quale rappresentatnte della Yugoslavia sulle pergamene che porteremo fino a Pechino.

In cambio la città di Novi Sad ci ha donato una t-shirt ciascuno (una anche per Alberto Fiorin! Che bravi a ricordarsi!) con il logo della città.

Ieri sera abbiamo aggiornato il diario in un internet point, stamattina le immagini nell'ufficio del sindaco.

Finalmente, verso le 10.30,  partiamo. Trenta chilometri senza una casa, una salita di 4 chilometri, paesaggio monotono. Alle 13 abbiamo percorso solo 60 km e ci fermiamo per la pastasciutta, vicino a una casa il cui proprietario ci invita a entrare, ci prepara tavolo e sedie nel suo cortile, ci offre il caffè, ci fa visitare la cantina, brinda con noi..... ci lava perfino il pentolone usato per cucinare la pasta . Questa è la Serbia che noi conosciamo ora, al di là della retorica dell'odio etnico, del presunto risentimento nei confronti degli italiani, della cultura dell'ospitalità che non è prerogativa solo di alcuni popoli. Gli lasciamo in segno di riconoscenza un pezzo di grana e uno di speck. Non si è trattato soltanto di uno scambio di doni: il pane che viene condiviso è  condivisione di cultura e di civiltà, è un modo di dialogare pur non capendo una parola di ciò che si dice.

Problematico  l'attraversamento di Belgrado: ne siamo usciti passando da una superstrada a sei corsie a una stradina in ripida salita che finiva su uno stretto sentiero (percorso con bici a mano!) fino a sbucare sulla statale per Smederevo. Gli utlimi trenta chilometri corrono tra colline verdeggianti e coltivate a frutteto, con la strada che sale e scende, anche a strappi di 2/3 km. all'8% per scendere poi lungo la riva destra del placido e plumbeo Danubio. Arriviamo al motel Yugovo verso le 19.

A cena ,stasera, dà qualche segno di stanchezza perfino il volto di Genesio. Ogni commento è superfluo.

 

Il punto tecnico

 

6h 30m di corsa, a una media di 19 km/h, senza tener conto delle soste. In realtà siamo stati sulla strada quasi nove ore, percorrendo 132 chilometri.

Il vento contrario è stato un tormento, perfino in discesa si faceva a stento i 25-26 km/h. E poi le buche! Tante, in continuazione, tanto che anche chi stava a ruota doveva stare qualche metro indietro per vedere  dove passare, non utilizzando così la scia. E i camion e le auto ci sfrecciavano a fianco. La strada, cementata a quadratoni, lasciava larghe fessure tra una placca e l'altra, evidenziando così l'utilità della forcella ammortizzata. Molti, oggi, gli strappi in salita, superiori ai due km.

Km. percorsi: 132

Km. totali: 946