25 aprile, mercoledì

 

Venezia – Razdrto di km 175 (tot. 175)

 

Finalmente! Dopo tanto lavoro di organizzazione, fax ed email ad ambasciate, agenzie, comuni, enti, sponsor etc etc, finalmente si pedala.

Grande festa a Piazza San Marco a Venezia, con l'abbraccio di parenti, amici e autorità. Dopo l'ubriacatura di foto ricordo, la traversata in motonave a Punta Sabbioni, e finalmente: via in bici. L'addio a Venezia lo diamo come i Polo: dal mare.

La giornata è  un po' incerta, con qualche nuvola enigmatica, ma sembra tenere. La strada che porta a Jesolo, Latisana, Trieste è un po' trafficata. Tutto sembra perfetto, l'entusiasmo è grande, come sempre ad una "prima". Purtroppo il  destino è in agguato. Una caduta coinvolge Alberto Fiorin, che si procura una frattura scomposta all'omero sinistro. Dopo il soccorso, molto rapido, proseguiamo portando con noi la sua bici e il suo bagaglio, convinti di rivederci prima possibile. Alberto deve essere ricoverato e operato.

Perdiamo, per il momento, una delle anime di tutta la spedizione. La Cina, Marco Polo 2001 è il suo sogno (mi accorgo, scrivendo, di aver detto "è" e non "era", per fortuna).Viaggiamo con l'immagine del nostro amico davanti a noi, in scia col suo sogno, che è diventato il nostro. Speriamo, tutti, fortemente, di averlo con noi a pedalare, tra qualche settimana.

Proseguiamo ad andatura regolare, in fila indiana, molto concentrati e attenti. Prima di Monfalcone, un gruppo di amici bassanesi ci aspetta. Ci incitano, ci salutano, ci battono le mani. L'amicizia è meglio dell'EPO, non c'è dubbio. A Duino abbiamo appuntamento con la festa annuale della pace, alle sorgenti del Timavo. Il sindaco Marino Vocci ci accoglie e ci spiega il significato della festa. In quel luogo sotto il monte Ermada, testimone di migliaia di morti, si celebra la festa della vita: vengono piantati tanti ulivi quanti i bambini nati nel corso dell'anno. Sono presenti anche i cittadini, i bambini ancora in fasce e in carrozzina. A noi viene destinato un ulivo, quello più a est, la direzione che ci porta a Pechino. Lo piantiamo con le nostre mani, assieme ai genitori dei bambini. E' commovente, ma il nostro pensiero corre ad Alberto in ospedale. Ripartiamo verso la frontiera slovena di Fernetti e la fatica si fa sentire. Incontriamo gli amici Emilio Rigatti e Paolo Rumiz che fanno gli ultimi 60 chilometri con noi.  Sono 175, alla fine, i chilometri, forse troppo per la prima tappa, viste le emozioni della giornata. Arriviamo con un tramonto mutevole, con nubi veloci e passeggere. Ci attende, a pochi chilometri da Postumia, a Razdrto, Emilian, nel suo agriturismo "Hucivecec". Una cena robusta, necessaria. Un brindisi ad Alberto, e numerose telefonate per sapere, come sta l'omero, e sopratutto l'anima...

Alle 23 stiamo ancora aggiornando il sito e non credo per stasera che riusciremo ad aprire la posta. Ci scusiamo con tutti gli amici ma ci sentiremo in tempi più sereni.

E domani si riparte.

 

Il punto tecnico

 

Percorso pianeggaiante fin quasi al confine. Salitella di Fernetti, poi ondulato con qualche strappo fino all’arrivo. Asfalto buono

Chilometri persorsi: 175

Chilometri totali: 175